"Mentre cammini può succedere che metti un piede su una spina. Sentirai certamente dolore ma farai di tutto per toglierla. Fa lo stesso nella tua vita. Togli le spine e riprendi il cammino."

Maestro**

sabato 25 febbraio 2012

Cara solitudine, ti scrivo...

Lettera aperta, indirizzata a tutti coloro che, per una qualsiasi ragione, avvertono il disagio provocato da una solitudine non cercata, ma imposta dalle circostanze della vita e dalla distrazione di una società che corre vertiginosamente senza sapere perchè e verso quale destino. PRIMA PARTE

Quello della solitudine è un problema drammaticamente diffuso nella società contemporanea; tocca milioni di persone di ogni età, fascia sociale, cultura e razza.
Molti studiosi concordano sul fatto che la solitudine rappresenta un male da curare, una vera e propria disfunzione che, spesso, conduce a sofferenza psicologica e depressione.  Finisce, si afferma, per compromettere, in maniera molto seria, l'equilibrio psicofisico e, quindi, lo stato di salute di chi si sente avvolto da una specie di gabbia che produce un isolamento forzato, anche quando si trova circondato da tante persone in un luogo affollato.
Inoltre, si sa che, quando questo senso di solitudine prende il sopravvento, accade, con sempre maggiore frequenza che, chi ne è affetto, finisce per essere indotto a  compiere gesti clamorosi, quanto tragici, come il suicidio, anche in giovane età.
In questa prima parte,  voglio spendere qualche parola per definire alcuni tipi di solitudine, tra i più diffusi.
Prossimamente, invece, vedremo come sia possibile trasformare una difficoltà così devastante, in una opportunità favorevole allo sviluppo di risorse sepolte dentro il nostro essere, che, se risvegliate, producono risultati straordinari.
Prescindiamo, per ora, da quel tipo di solitudine volontaria, che costituisce spesso una occasione per "fare spazio" in sè stessi,  per crescere, per riflettere, conoscere e conoscersi.
Si tratta di un momento che può persino procurare piacere ed essere desiderabile, in cui, talvolta, cerchiamo di ritrovare l'orientamento; soprattutto  quando ci sentiamo un pò confusi dalle voci, spesso assordanti, intorno a noi.
Ora, invece, proviamo a fare un breve elenco di vari tipi di solitudine, diverse tra loro,  perchè hanno origini diverse e richiedono soluzioni mirate.
Pensiamo per esempio alla solitutine che può avvertire un malato terminale, oppure al senso di abbandono che avverte una persona anziana affidata, si fa per dire, ad un ospizio, contro la sua volontà.
Poi c'è la solitudine di chi non dispone di risorse economiche sufficienti al proprio mantenimento ed a quello della propria famiglia; come se non bastasse,  non trova assistenza in una società egoista e distratta, se non in quelle istituzioni caritatevoli e di beneficenza.
Anche le giovani generazioni spesso incontrano un tipo particolare di solitudine, quando si ritrovano in un ambiente in cui non si riconoscono,  perchè considerato obsoleto, in una specie di gabbia fatta di pregiudizi e con scarse prospettive di un futuro sereno.
Per non parlare di quel tipo di solitudine, così comune oggi, che consiste nel senso di abbandono e sconforto che prova un lavoratore cinquantenne espulso dal ciclo produttivo di una delle tante aziende in crisi.
E poi, non possiamo dimenticare altri tipi di solitudine, peraltro molto diffusi; quella  di chi ha perso il compagno o la compagna della propria vita, la perdita di familiari a causa di incidente o malattia.
Per non parlare della solitudine che provano le mamme, che, dopo aver accudito e governato la casa ed i membri della propria  famiglia per tutta la vita,  ad un certo punto, all'improvviso,  perdono i contatti con i propri cari,  per le ragioni più disparate; per esempio, perchè, si  formano altre famiglie, che, a loro volta, vivono in altri appartamenti,  dimenticando il bisogno viscerale di contatto affettivo con la propria famiglia di origine.
La ragione di questa tendenza ad "appartamentarsi"  (scusate la parola non proprio corretta dal punto di vista linguistico, ma che dà l'idea di quello che vogliamo far intendere) sembra essere quella che "siamo tutti impegnati"  in una specie di folle corsa : quella del modo di vivere convulso e spesso dissennato di una società fatta di persone che non hanno più tempo per condividere, per dialogare, per l'amicizia, per manifestare affetto, per stare insieme, per farsi compagnia, per volersi bene.

Desideriamo provare a cercare una via d'uscita da ogni tipo di  solitudine, anche da quelle che non abbiamo menzionato, ma che producono sofferenza.
Sappiamo, per esperienza, che queste situazioni così pesanti finiscono per costituire un momento molto delicato e per certi versi pericoloso, come se ci trovassivo ad un incrocio di strade senza alcuna indicazione e decidessimo di avviarci, a caso, in una delle direzioni, magari divergente da quella che conduce alla meta che desidereremmo raggiungere. 
Nel buio di una notte così oscura avremmo bisogno di una luce che porti via le tenebre.
Desideriamo, qui, sottolineare che v'è un nemico, il diavolo, che soprattutto quando ci trova indifesi ed abbattuti,  ci assale  iniettando cattivi pensieri nella mente, oscurando l'orizzonte,  impedendoci,così, di vedere la via d'uscita da una specie di  buio tunnel.
Attenzione, quindi,  alle cattive compagnie, ai cattivi consiglieri, alla subdola e sottite tattica del diavolo, che sfrutta tutte le occasioni per "sfiduciarci" verso tutti, persino verso la stessa vita.
Esiste, però, grazie a Dio, un'altra possibilità, che desidero appena accennare in questa prima parte della mia lettera alla solitudine, ma che, come appare chiaro, è diretta a persone reali, a chi vive uno di quei tipi di solitudine, imposta prepotentemente da fatti e circostanze della vita.
Prima di avviarmi alla conclusione di questo primo contatto con le difficoltà, drammaticamente pesanti, legate alla solitudine imposta, desidero sostenere, decisamente e  senza alcun dubbio, che nessuno può essere realmente solo o sola, in nessuna parte del mondo,  se non in quei luoghi dove manca la presenza di Dio.
E questo è proprio il punto dove voglio soffermarmi la prossima volta che ci incontreremo,  attraverso una nuova pagina web.
Come prologo di quanto ho ancora da dirti, ti propongo la lettura di alcune frasi tratte dal Salmo 139, dal verso 5 al verso 12
Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle, e poni la tua mano su di me.
La conoscenza che hai di me è meravigliosa, troppo alta perché io possa arrivarci.  Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza?
Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là.
Se prendo le ali dell'alba e vado ad abitare all'estremità del mare, anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra.
Se dico: "Certo le tenebre mi nasconderanno e la luce diventerà notte intorno a me", le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte per te è chiara come il giorno; le tenebre e la luce ti sono uguali.

Cara solitudine, o meglio ancora, caro amico o amica, che provi in te quel senso di abbandono, di inutilità della vita stessa, che ti senti solo o sola, sappi che non è affatto vero che non abbiamo una via d'uscita, anche quando avvertiamo il peso di una solitudine forzata ed insopportabile.
Possiamo riuscire a trasformare questa difficoltà, che capita a molti  di dover incontrare, in una opportunità per fare la conoscenza di un amico invisibile, che ha promesso a tutti la sua dolce compagnia che risolve tutti i mali e tutto il male. :)))

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